La Fabbricazione delle carte da gioco dal XV secolo ad oggi - Tarocchi e carte da gioco, Tarot and Playing cards

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LA FABBRICAZIONE DELLE CARTE DA GIOCO DAL XV SECOLO AD OGGI

A tutt'oggi non ci è pervenuto alcun esemplare dei primi mazzi di carte comuni in uso in Francia nell'ultimo quarto del XIV secolo. Le sole carte sulle quali si possiedono informazioni indiscutibili erano disegnate e miniate da artisti: essendo oggetti forzatamente molto cari, questi mazzi appartenevano solo a pochi privilegiati.
Ora, nel 1382 a Lila e nel 1398, a Parigi, le carte si diffondono nella popolazione anche se testi ufficiali cercano di limitarne la pratica. Di questi mazzi, allora numerosi, ma oggi tutti scomparsi, non si sa niente di preciso fino a circa il 1450. Nel 1444, a Lione, un certo James Du Boys esercita il mestiere di "Tailleur de molles de cartes, fayseur de cartes" (Incisore di stampi di carte, fabbricante di carte) ed i più antichi esemplari conservati , databili alla seconda meta del XV secolo, sono stati infatti tirati da stampi in legno, incisi in rilievo.
Questa tecnica quando ha cominciato ad essere applicata? Dall'inizio, hanno pensato alcuni, constatando che la probabile data della comparsa delle prime carte e quella delle prime xilografie coincidono. Legando i due avvenimenti, essi immaginarono che l'incisione sul legno poteva essere stata inventata dai cartai. Ricerche più recenti confutano questa ipotesi, seducente, e tolgono il primato ai fabbricanti di carte a favore dei fabbricanti delle forme in legno per lo stampaggio delle stoffe.
Ulteriori ricerche sembrano stabilire che le prime carte comuni erano o marchiate grossolanamente e colorate a mano, oppure, più normalmente, fabbricate da professionisti per mezzo di stampini, analoghi a quelli che i cartai impiegheranno durante i seguenti quattro secoli per segnare i punti e per la coloritura delle figure. Resta il fatto che l'applicazione dell'incisione sulle carte potrebbe essere iniziata un po’ dopo la data attualmente stabilita. Il fatto che manchino esemplari, o che ci sia il completo silenzio sui loro fabbricanti, non è un argomento valido, perché la professione di cartaio, definita tardi, a stata per lungo tempo confusa con quella dei pittori miniaturisti di immagini religiose.
Dal 1450 al 1850 circa, in Francia, i processi di fabbricazione delle carte da gioco rimangono pressoché invariati. Dalle descrizioni che ne sono state fatte, tra 1751 ed il 1782, questi processi possono cosi riassumersi: Erano necessari tre tipi di carta: quella che forma la parte anteriore e riceve la stampa ed i colori (Papier au pot), quella che va posta in mezzo (Papier de mainbrune), la carta che va incollata sul dorso (Papier cartier). Il primo lavoro consiste nel mescolare tra loro questi tipi di carte, mettendoli nel modo in cui dovranno poi essere dentro la carta vera e propna.
All'inizio si assemblano due fogli di mainbrune ed uno di papier au pot per le carte composte da quattro fogli e, per quelle formate da tre fogli, un foglio di mainbrune ed uno di papie cartier. Si formavano cosi delle coppie di fogli di carta incollati insieme (itresses), che cosi incollati venivano posti sotto pressa nella quantita di 250 o 375 (una risma o una risma e mezzo). Tolti dalla pressa, i blocchi erano puliti dalle sbavature di colla, poi le êtresses, prese con una pinza ed appuntate, venivano portate allo stenditoio per essere asciugate. Trascorsi uno o due giorni, venivano staccate, eliminate le spille e separate.
Terminato questo primo incollaggio, detto collaggio in foglio, rimaneva da completare i carton, vale a dire aggiungere la papier au pot, dopo che questa avesse ricevuto la stampa delle figure o teste, nel laboratorio dei fabbricanti di carte, prima del 1635, poi all'ufficio del Monopolio. Agli inizi, gli stampi usati erano in legno di filo, incisi in rilievo.
Alla meta del XVII secolo, allo scopo di assicurarsene un use piii prolungato, si inizie a sostituire i legni con il rame, sempre in rilievo. Gli stampi erano variabili sia per il numero delle figure che per la loro disposizione. Se ne usavano due: uno per i Re, le Regine ed i Fanti neri, ai quali occorrevano cinque colon per la coloritura e l'altro per i Fanti rossi (quattro colori).Le dimensioni delle carte, e quindi degli stampi, cambieranno secondo l'epoca ed it luogo.
La carta papier au pot, destinata ad essere stampata, doveva essere preventivamemte inumidita, vale a dire bagnata, per poter meglio ricevere l'impronta. Allo scopo, la si immergeva nell'olio o nell'acqua, poi la si metteva sotto pressa per almeno sei ore. Il foglio inumidito e pressato veniva applicato sullo stampo, solidamemte fermato su un tavolo e spalmato con un inchiostro fatto di colla e di nerofumo, applicato con una spa7zola a peli lunghi. Sul dorso di questo foglio, I'operaio passava numerose volte una specie di palla fatta con cimose di stoffa o con del cuoio, detta frotton, in modo che la carta aderisse esattamente a tutte le parti in rilievo: In una giornata di tredici ore lavorative un buon operaio poteva stampare 2500 fogli.
Ritorniamo ai caloni ed al secondo mescolamento necessario dopo la stampa. Nel caso delle carte composte da tre fogli, ci si limitava ad applicare suite etresses gia formate, il fogli di carta au pot, stampata per le figure, ed in bianco per i punti. Se invece si trattava di carte composte da quattro fogli, all'inizio si mescolava en blanc (in bianco): un foglio di pot, poi due di cartier, poi due di pot, ecc., in seguito si mescolava in etresse: una etresse sul primo foglio di pot , poi due fogli di cartier, poi una etresse, poi due fogli di pot, ecc.
Dopodichè serviva un secondo incollaggio (in opera), seguito, come il primo, dalla messa sotto pressa e quindi dall' asciugatura. Ultimati, i cartoni venivano colorati. Quest'operazione si effettuava con una sagoma , detta patron, ritagliata da fogli di carta spalmati da entrambe le parti con cinque o sei strati di pittura all'olio (imprimures). Le sagome delle teste si scavavano con un piccolo coltello appuntito, metre quelle dei punti con delle fustelle.
Occorrevano cinque sagome per colorire i Re, Regine e Fanti neri, quattro per i Fanti rossi. L'operaio doveva evitare accuratamente di lasciare delle interruzioni tra i colori (fenetres) finestre. I cartoni cosi colorati, venivano esposti con cautela al calore (feu de chauffoir), poi venivano portati al saponatore (savonneur) che gli passava sopra un frotton pieno di sapone secco. Il lavoro veniva fatto dal lissoir, apparecchio che permetteva di lisciare uniformemente i cartoni per mezzo di una pietra molto dura che scivolava sul sapone appena messo. Si procedeva alla lisciatura per bouteés (unità di fabbricazione dei mazzi nel XVII secolo, normalmente quaranta sestine (240 giochi).
Le boutées si suddividevano in patrons (quantità di ognuna delle specie di cartoni che servono a formare il gioco), e la stessa operazione era ripetuta per i dorsi delle carte. Dopo essere state raddrizzate, vale a dire aver fatto perdere loro la curvatura che aveva provocato l'operazione di lisciatura, i cartoni venivano tagliati. Le forbici grandi servivano a staccare le strisce (coupeaux), mentre quelle piccole si usavano per separare le carte da ogni striscia. Rimaneva quindi di assortire le carte, ordinandole per specie, a sceglierle secondo il grado di qualità di fabbricazione ed a faire la couche (cioè ordinare le carte per mazzi, in una scatola che si chiamava boute); dopodiché venivano impacchettate nella carta di protezione (enveloppe).
Queste operazioni, in particolar modo il mescolamento e l'incollaggio, comportavano leggere varianti, secondo le epoche, le regioni, le fabbriche e soprattutto la qualità dei mazzi. Nel 1845 tali operazioni erano pressoché ancora uguali, allorquando comparve il Manuel Roret di Lebrun, dedicato all'arte del fabbricante di cartone e del fabbricante di carte da gioco, che descrive tali operazioni nell'ordine tradizionale: mescolamento, accompagnato da una scelta dei fogli, incollaggio, messa sotto pressa, pulitura, asciugatura, coloritura, lisciatura, taglio, scelta delle carte, assortimento ed impacchettatura. Tutt'al più alcune parole hanno cambiato il senso o tendono ad essere sostituite da altre.
Così, Lebrun, non sapendo phi l'etimologia precisa dell'espressione carta au pot, che proveniva in realtà dall'antica marca di questa carta, afferma trattarsi di un'allusione ai vasi contenenti i colori occorrenti a colorare le carte; egli indica anche che il foglio di main-brune tende ad essere chiamato papier trace o papier de ventre (in ragione del suo posto nel cartone).
Per lo stampaggio, Lebrun si attiene alle spiegazioni dell'Encyclopedie, ma aggiunge:" Questa operazione si faceva quando i fabbricanti di carte avevano ognuno il proprio stampo depositato presso il Monopolio e quando si utilizzava il foglio contenente venti carte: ma ora è il Monopolio che fornisce la carta filigranata ed ilcalco di 24 carte". Infatti, dopo il 1808, in tutta la Francia era stato imposto un calco uniforme.
Il gioco di David fu riprodotto per politipico ed il secondo gioco di Gatteaux, pubblicato nel 1813, che riprendeva il modello tradizionale, inciso in dolce, era veramente un'importante innovazione, della quale i fabbricanti di carte, é vero, non ebbero l'iniziativa, ma che avrebbero usato per i loro mazzi di fantasia. Dopo il 1816 i fabbricanti di carte furono autorizzati ad incollare sui dorsi carta colorata o disegnata (taroter le dos). Gia a meta del XVII secolo, si trovavano dei mazzi decorati sul dorso, in particolar modo quelli pubblicati da Jean Hemau, ad Epinal, ma il fatto è rarissimo.
Al contrario, dopo il 1816, i fabbricanti approfitteranno largamente del permesso che avevano di dare ai loro mazzi un marchio più o meno originale. Allo scopo, essi utilizzeranno successivamente: la mascherina, la litocromia, la tipografia, l'elioincisione, l'offset, ecc. Tuttavia, nel 1855, la produzione che era stata sottoposta at giudizio della Esposizione Universale, non dava affatto segno di aver compiuto sforzi innovativi. II relatore della commissione giudicante, R. Merlin, che era particolarmente qualificato, elogia soprattutto le iniziative di De La Rue, a Londra: coloritura con colori all'olio applicato alla pressa tipografica (cromotipografia), decorazione dei dorsi con la litocromia, lisciatura tra cilindri e sostituzione della saponatura con applicazione di un leggero stato di gelatina.
Un francese, Thomas, a Parigi, adottò quest'ultimo processo, ma è il solo, sembrerebbe, che abbia osato rinnovare, in un campo ristrettissimo. Per la stampa, invece, erano stati fatti progressi pin sensibili. Verso il 1850, si era incominciato ad incidere gli stampi su acciaio ed a moltiplicarli con la tecnica della galvanoplastica; la tiratura si effettua sotto delle presse meccaniche, all'inchiostro da stampa. La stamperia imperiale mette in funzione delle presse di questo tipo che, all'inizio, danno risultati assai modesti. Nella seconda metà del secolo, la concentrazione dell'industria della carta soltanto in qualche fabbrica, lo sviluppo della meccanizzazione in tutti i campi e l'abbondanza di invenzioni in materia di processi di riproduzione finiscono per avere ragione del tradizionalismo esagerato dei fabbricanti di carte francesi.
La scelta di étresses di color scuro dona alla carta un'opacità perfetta (1855), l'adozione di angoli arrotondati la rende più maneggevole e meno fragile (1859). L'incollaggio così delicato, si fa ora meccanicamente (1880 circa), ed ugualmente a macchina si fa la cernita (1887), ecc. Intorno al 1855, scompariva la coloritura con la sagoma per far spazio alla cromolitografia: i fabbricanti di carte ottengono il permesso di costruirsi gli stampi e di conservarli presso di sè.
Tuttavia é solo dopo il 1870 che i loro sforzi in materia di stampa acquistano efficacia. L'eliminazione del brevetto da l'abbrivio per la creazione di una moltitudine di piccoli laboratori che si dedicano, con il supporto di piccole macchine ai lavori di città. Queste macchine arrivano anche dai fabbricanti di carte: queste permettono loro di pubblicare numerose figure di fantasia e di colorire con colori vivi e netti le versioni del modello ufficiale, sempre fornito dalla Stamperia nazionale.
Nel 1872, Grimaud mette in funzione due macchine Dutartre a 4 colori e, nel 1881, una rotativa che, prendendo il foglio bianco, lo restituisce con, in una volta, il tratto e 4 colori. Dopo il 1900, e soprattutto dopo l'ultima guerra e la soppressione del Monopolio, la fabbricazione delle carte da gioco si sviluppa e si evolve rapidamente. I fabbricanti di carte in concorrenza, poco numerosi, si sforzano di trovare nuovi processi ed acquistano macchinari pia perfezionati. La maggior parte di essi non ha limitato la propria attività alla pubblicazione di carte ma ha esteso la produzione a settori come il cartonaggio, manifesti, stampe, ecc. I diversi stadi della moderna fabbricazione possono riassumersi così:

INCOLLAGGIO DEI CARTONI: Fino a questi ultimi anni, le carte di buona qualità erano generalmente costituiti da tre fogli: la carta anteriore, che verrà stampata, l'éfresse, foglio di carta grigia, opaca e la carta posteriore. L'insieme pesava circa 360 grammi/mq ed incideva, mediamente, per circa il 40% nel prezzo di costo della carta. Molti fabbricanti di carte da gioco, particolarmente all'estero, utilizzavano soltanto due fogli, eliminando l'étresse. Questo processo, più economico, che riduce peso at mq. tra 300 e 350 grammi, è generalizzato, grazie all'impiego di colle che danno alla carta un'opacità ed una resistenza molto convenienti. L'incollaggio e l’asciugatura si fanno a macchina.

STAMPA E COLORITURA: Dopo il 1900, in Francia, i cartoni vengono stampati in tipografia su pietra o su zinco, fino al 1939 circa, ma soprattutto in offset. In quest'ultimo caso, all'inizio, le figure ed i punti sono disegnati su pietre litografiche. Su queste pietre si tiravano delle prove su carta velina, che poi veniva trasferita sui fogli di zinco. Dopo il 1910, circa, l'incisione dello zinco, o di altri metalli, si realizza per mezzo della fotografia. Dal XV al XX secolo, i fabbricanti di carte da gioco si erano sforzati di raggruppare le figure per la stampa e la coloritura ed i punti per la coloritura in modo da produrre carte di qualità più simile possibile, col minimo di mano d'opera. Ancora oggi le preoccupazioni dei produttori rimangono le stesse, e perchè si ingegnano, con gli stessi mezzi, ricoprire il modo di ottenere una resa migliore in qualità e quantità. Fino a questi ultimi anni, in Francia, si utilizzava la macchina ad un colore, nella quale il cartone, il cui dorso era stato preventivamente stampato in taglio dolce, passava quattro volte. Per ottenere il mazzo completo, i fabbricanti avevano, grosso modo, la scelta tra due modi di ripartire le figure ed i punti sui cliches e quindi sui fogli. Essi potevano utilizzare tre clichés: uno per le figure, passante quattro volte nella macchina, uno per i punti rossi ed uno per i punti neri, passando ciascuno una volta; uno, infine, per i dorsi, partendo dal momento in cui cesseranno di essere stampati in taglio dolce. Questo metodo, sebbene razionale, presenta un inconveniente: durante la tiratura, forzatamente, comparivano delle sfumature tra i colori delle figure e dei punti delle carte destinate allo stesso mazzo, perché l'inchiostratura non rimaneva assolutamente uguale per tutta la durata dell'operazione, che era assai lunga. Per ovviare a quest'inconveniente, nel limite del possibile, i fabbricanti di carte da gioco procedevano per unità di fabbricazione, chiamata, come detto, boutée, e corrispondente alla quantità di fogli di cui la macchina ad un colore poteva garantire una produzione di qualità uguale (presso Grimaud, la boutée comprendeva, all'incirca, i fogli necessari alla fabbricazione di 220 mazzi di 54 carte). Un altro metodo consisteva nell'ottenere un mazzo completo di 54 carte o due mazzi di 32 su un unico foglio, raggruppando figure e punti su di un solo cliché. Un foglio solo (invece di tre) passava allora nella macchina e non bisognava più temere delle variazioni nelle sfumature, sul dorso. Attualmente, in Francia, si usa la macchina a due colori. Essa permette di passare solo 2 volte i fogli. Infine, negli Stati Uniti ed in Inghilterra, esistono delle macchine a 4 colori, le quali assicurano con una sola passata del foglio entro rulli successivi, la stampa dei quattro colori della parte anteriore e dei colori del dorso. La macchina a anche idonea alla verniciatura e lisciatura dei cartoni.


VERNICIATURA: Per verniciare i cartoni, si può impiegare vernice all'acqua, all’alcol, a base di gomma lacca, o cellulosica. II miglior prodotto, attualmente il pin usato, a la vernice nitrocellulosica, che rende le carte lavabili.

LISCIATURA: Si frizionano i fogli facendoli passare tra due cilindri: uno in acciaio, scaldato ad una temperatura variabile tra 60 ed 80 gradi, a seconda della vernice impiegata, l’altro in cartone e che gira ad una velocità inferiore.

SCELTA DEI FOGLI: Questa operazione a necessaria allorquando si utilizzano numerosi fogli per uno stesso gioco nella macchina ad un colore, e consiste nel mettere da parte i fogli che presentano dei difetti (fournissage), nello scegliere i fogli buoni secondo le sfumature di inchiostratura ed a sistemarli nell'ordine voluto per il passaggio alle forbici. Quest'operazione 6 stata soppressa con l'utilizzo della macchina a due colori.

TAGLIO: Si opera per mezzo di coltelli circolari, tagliando dapprima in coupeaux (strisce di carta), poi in carte. Le carte cadono sulle slitte (glissieres), in un ordine che permette, nel raccoglierle, di formare un mazzo I fogli di fournissage (scarto) vengono tagliati. Delle persone addette recuperano le carte buone, suscettibili di formare dei mazzi. Attualmente lo scarto, chepuò arrivare fino al 45% per le carte destinate ai circoli ed alle case da gioco, non supera il 5% per i mazzi comuni.

ANGOLI: Gli angoli possono essere fatti in due modi: a mano per mezzo di una sgorbia tagliando un angolo, poi un altro, di una serie di mazzi pressati in un telaio di legno; o a macchina con delle presse munite di coltelli, che tolgono due angoli alla volta. Questi vengono successivamente dorati o metallizzati.

CONFEZIONAMENTO: Non rimane altro che avvolgere i mazzi, uno ad uno ed, eventualmente, per pacchetti. Le sestine tradizionali non vengono pin usate da circa dieci anni.

TERMINI TECNICI IN USO PRESSO I FABBRICANTI DI CARTE DA GIOCO NEL XVIII SECOLO


La maggior parte di questi termini sono rimasti in uso nel XIX secolo e qualcuno viene ancora usato oggi.
ASSORTIR: le carte: ordinarle, dopo il taglio, in modo che tutte quelle di una stessa serie trovino insieme; re di cuori, regine di cuori, ecc...
BLUTEAUX: piccoli legni incisi, mobili, che i fabbricanti di carte inserivano negli stampi depositati presso il Monopolio, allo scopo di far apparire il loro marchio distintivo
BOUTEE: unità di fabbricazione dei mazzi nel XVIII secolo, normalmente 40 sestine (240 mazzi). Le boutées si suddividevano in patrons: quantità di ciascuna specie di cartone occorrente a formare il gioco.
COUCHE: (Formare la): ordinare le carte per mazzo in una scatola che era chiamata boute.
CREMONES: Fabbriche clandestine.
DRESSER L'OUVRAGE: raddrizzare i cartoni, ai quali la lisciatura aveva dato una curvatura.
ETENDAGE: dopo l'incollaggio, i fogli infilati con dei fili di ottone venivano appesi a corde tese in un ambiente adatto ad assicurare una rapida asciugatura.
ETRESSE: due fogli di carta incollati insieme: nelle carte formate da 4 fogli due di main-brune e uno di carta au pot; nelle carte formate da 3 fogli, uno di maine uno di Cartier.
FENETRE: difetto di colorazione: spazio non colorato tra i differenti colori.
FLEUR: le carte più bianche e pulite (le migliori) "dure, sonore, ben levigate, scorrevoli". Dopo, nell'ordine, si distinguono: le prime, le seconde. le maitresses (carte che possono avere alcuni difetti) e, infine, lo scarto.
FROTTON o FROTTOIR : palla fatta con cimose di panno o con del crine. Si passava sulla carta appoggiata sullo stampo inchiostrato.
HABILLAGE: coloritura delle figure.
JETTER: mettere in gioco le carte assortite.
LISSAGE: operazione destinata a dare alle carte la loro lucentezza, o liscia. Venivano scaldate, poi passate sotto una spazzola piena di sapone a secco., quindi venivano lisciate passandole sotto la lisse, pietra nera molto dura perfettamente levigata.
MELER: azione consistente nel mescolare tra loro i fogli di diverse specie di carta, in modo che ogni specie si trovi al proprio posto che dovrà occupare nella carta finita.
MENER A UX CISEAUX: ridurre i cartoni in carte, tagliandole con due paia di forbici: le grandi per le strisce, le piccole per le carte.
MOITIR LE PAPIER: far penetrare acqua nella carta allo scopo di far meglio prendere i tratti della stampa.
MOULE: tavola incisa, in legno o in rame, in rilievo o in cavo, occorrente per la stampa delle carte figurate.
MOULER LE PAPPIER: stampare le figure sulla carta au pot.
PAPIER AU POT: (chiamata cosi per la sua filigrana): carta destinata alla stampa delle figure e dei punti.
PAPIER CARTIER: carta di qualità superiore, bianchissima, fabbricata in particolar modo per i dorsi delle carte.
PAPIER DE MAIN-BRUNE: carta di ultima qualità, un po’ grigia, destinata ad essere messa all'interno delle carte. Essa elimina ogni trasparenza alla carta.
PATRONS: fogli di carta detti imprimures, spalmati sopra e sotto, con Vari strati di pittura all'olio, e tagliati, allo scopo di servire come mascherine per i diversi colori. I patrons erano 5, uno per colore.
PLATINE: tavola su cui erano posti i colori, che poi venivano sulla spazzola o sul pennello.
PLIER EN JEUX: avvolgere il mazzo completo nella carta (enveloppe) con il marchio del fabbricante.
POINTS: carte, dall'asso al dieci.
RECOULAGE: rimozione, con un piccolo coltello appuntito, di tulle le sporcizie che possono apparire sull'una o l'altra faccia della carta
ROMPRE: cancellare il segno della piegatura sui fogli della risma.
TETES OU FIGURES: Re, Regine e Fanti.
TORCHER: togliere l'eccesso di colla intorno ai fogli usciti dalla pressa dopo I'incollaggio
TRIAGE: azione di scelta sia dei fogli di main-brune (secondo la loro durezza e il loro spessore), sia le etresses o cartoni (messi nello scarto quando difettosi), sia le carte (eliminazione delle carte difettose, classificazione delle altre in funzione del loro degrado di bianchezza, della loro finezza o delle sfumature di tinta).


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