Murari Guglielmo - Tarocchi e carte da gioco, Tarot and Playing cards

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Origine e sviluppo dello stabilimento di carte da giuoco Guglielmo Murari

Bari Ottobre MCMXXII

La genesi di questa importantissima fabbrica di carte da giuoco - unica in Italia  - Rimonta alla seconda metà del secolo XVII. Fu un modesto ma intelligente vicentino che gettò le basi di essa, nella nobilissima città natale, attanagliata, che nello sviluppo industriale delle nostre italianissime città del Veneto, vedeva un pericolo per la propria egemonia, onde soffocava ogni nobile iniziativa, per costringerle a vivere di vita grama entro la stretta cerchia delle proprie mura.
In queste dolorose condizioni la fabbrica delle carte da giuoco, fondata da Francesco Cassini-Murari, nel cuore di Vicenza, per quanto unica in tutte le province Venete ed  Illiriche, non potè espandersi oltre i confini di quella città e rimase nel suo stato rudimentale. Più che una vera e propria fabbrica, invero, abbiamo la lavorazione a mano delle carte da gioco tra le mura domestiche della operosa famiglia Cassini-Murari, la quale partecipa tutta, dal padre, alla madrea e poi ai filgi, alla lavorazione delle carte. Il tipo era uno solo, quello denominato oggi "veneto", e il lavoro, a cui si doveva assoggettare, coi mezzi primitivi di allora, faticoso e difficile. Venivano inncise le figure delle carte nel legno e con spazzole di setole, si coloravano di nero fumo. Su queste nere stampe si poneva un foglio bagnato e si pressava a lungo e con forza finchè non s'imprimessero su di esse i disegni delle incisioni. Questi figli, s'incollavano sul cartoncino che era detto a"anima" e, dopo asciugati, venivano sottoposti alla "pressa" in legno per levigarli, onde poterli colorare. La colorazione era data col sistema delle carte oliate a traforo, dopodichè le carte erano tagliate a mano a forma rettangolare con grosse forbici. Poi i rovesci delle carte si stampavano - sempre con lo stesso sistema - altri fogli che dopo essere stati tagliati a rettangoli, venivano incollati a mano, ed infine, si procedeva alla difficile operazione di rivoltare gli orli e gli spigoli di ciascuna carta. Questo sitema primitivo esisteva ancora quando Luigi Murari lasciata la natia S. Germano, si trasferiva a Vicenza ove il 21 settembre 1939, sposava la figlia di Francesco Cassini-Murari, Maria, e più tardi, ne ereditava la fabbrica e l'arte. Esperto incisore e dotato di virtù non comuni, pur adottando e continuando gli stessi sistemi, li portò a tale precisione da conquistaarsi agevolmente le province Venete ed Illiriche.
Benchè lo sviluppo dell'industria da lui diretta fosse rigoglioso, non soddisfaceva ancora l'anima di Luigi Murari, che sognava maggior fortuna; e quindi egli cambiò più volte di residenza, fermandosi ora a Venezia, ora a Riva di Trento, ora a Treviso ove egli, migliorati ancor più i tipi e i metodi di lavorazione dette tale sviluppo alla sua fabbrica che, essendo sensibilissimi i vantaggi econimici che ne ritraeva il Fisco - mediante la tassa di bollo - ottenne da Ferdinando I un "passaporto per l'interno" col quale gli si accordava "libero passaggio ed assistenza" per recarsi nelle province Venete ed Illiriche" onde estendere le sue relazioni commerciali e sviluppare ancor più questa importante industria.

Ecco l'importante documento, rilasciato il 2 dicembre 1846 dall'"I.R. Consigliere di Governo, delegato provinciale.
"Passaporto all'Interno N. 491 - Regno Lombardo-Veneto. - In nome di Sua Maestà FerdinandoI, Imperatore d'Austria, Re d'Ungheria, Boemia, Lombardia, Venezia, ecc. - L'I. R. Delegazione provinciale di Treviso. - Invita le Autorità civili e Militari ad accordare libero passaggio ed a prestare assistenza in caso di bisogno al sig. Luigi Murari di condizione farricatore di carte da giuoco, nativo di S. Germano, provincia di Vicenza, domiciliato a Treviso, il quale si reca per le province Venete ed Illiriche - Dato a Treviso il 2 dicembre 1846 - L'I.R. Consigliere di Governo, Delegato Provinciale"
 Nel 20 maggio 1847 la casa del Murari fu allietata dalla nascita del figlio Guglielmo che, seguendo le tradizioni paterne, col suo singolare genio, doveva portare la fabbrica al massimo fulgore.
Lo stabilimento Murari era nel suo massimo fiorile, assai migliorati i tipi e i metodi di fabbricazione, accresciuti gli operai, che da qualche anno erano chiamati a lavorare nella fabbrica per potere soddisfare alle numerose richieste di carte, quando l' Amor di Patria, neo 1848, induceva Luigi Murari a sospendere il lavoro, licenziare gli operai che, con tanti sacrifizi aveva resi esperti nell' arte, e correre volontario alla difesa di Vicenza già redenta dagli attacchi dell' Austri, combattendo valorosamente sui Monti Berici.
Nobilissima figura di lavoratore e di patriota in cui l' amore di Patria vinceva ogni altro sentimento!
Dopo aver compiuto il dovere di soldato, tornò al lavoro, nella sua Vicenza, ove il piccolo Guglielmo, dave sempre più prove di non comune ingegno e operosità, tanto da prendere il posto del padre nella direzione della fabbrica nel 1866, epoca in cui, scacciati gli austriaci dal suolo nazionale, Luigi Murari indossò la divisa di guardia nazionale offrendo ancora all' Italia i suoi senvigi con anima di figlio devoto. Occupato il Veneto dalle truppe nazionali, lasciò 1867 Vicenza e trasportò la sua fabbrica a Bari. Quivi, nel 1871, avvenne la separazione tra padre e figlio, consacrata in un curioso documento che porta la data del 16 gennaio di quell' anno.
"Col presente foglio da valere quale pubblico atto, ai senzi delle prenti leggi, io qui sottoscritto Guglielmo Murari, figlio di Luigi, domciliato a Bari, di maggiore età, dichiaro, che a volere dare termine a taluni dispiaceri famigliari, ho risoluto e deciso diffinitivamente di dividermi dal tetto di mio padre, per così lavorare per mio conto, e ciò tutto di buon accordo coi miei genitori, coll' espressa convenzione che esso mio signor padre, in linea di transazione -tutto che nulla mi è dovuto, ma per sua generosità e feezione paterna- mi sborsa in questo momento, la somma di lire settecento, che ho ritirato e messo in favore di mio padre, ampia e finale quietanza, dichiarando pure non avere altro a pretendere per l' avvenire e propriamente sul retaggio di essi miei genitori, qualora ve ne fosse nella successione, essendo tutto ciò mia volontà, separarmi dalla detta mia famiglia per così vivere ognuno tranquillo. Fatto in Bari oggi, 16 gennaio 1871. - Murari Guglielmo."
Luigi Murari chiamato dal fascino della Sicilia, si recò nella quieta e verde Aci Reale( Luigi Murari morì ad Aci Reale il 24 luglio 1888).
Il figilo Guglielmo rimasto a Bari maturaa un gran programma: impiantare per ogni regione d' Italia la fabbrica del tipo di carte che ivi adottato. Pertanto si recò a Roma,ove impiantò in via Urbana N. 56 la prima succursale quivi la fabbicazione delle carte tipo" Viterbo piccolo". Ma il suo sforzo non potè essere coronato dal successo; non trovava operai espreti in quell' arte, tanto meno dirigenti da preporre alle succursali.
Dpo un anno di studi, di lotte, di tormento fu costretto a rinunziare al suo progetto e ritornò a Bari ove ingradì lo stabilimento di via Sparano N. 127-129_ angolo piazza Ateneo N. 6 a 10_ e si propose un nuovo programma: formare un forte nucleo di artieri esperti e sostituire gradatamente " la fabbricazione a mano" con quella " a macchina" per ottenere una più perfetta, rapida, abbondante produzione e, quindi, esandere i suoi "prodotti" in tutta l' Italia. Ad un programma decentratore ne sostituiva, ora, uno accentratore. Un nobilissimo intendimento, soprattutto, loguidava ad accingersi a questo programma di riforme: rendere meno penoso e nocivo agli operai il lavoro, oltre che renderlo più produttivo.

Chaimò attorno a se uno scelto gruppo di operai - alcuni dei quali sono ancora oggi a i soui servigi, altri da lui pensionati - e se li foggiò poco a poco come era suo desiderio per la parte tecnica; ancora più influì, con l'esempio , l'onestà, la laboriosità non comune, a formare loro una coscienza, intuendo che, senza questi due essenziali requisiti, non potrà mai aversi un lavoratore perfetto. La prima innovazione in questa epoca fu quella di sostituire l'operaio che penosamente girava la ruota della "calandra" con l'animale e, subito dopo, sostituire gli operai che erano adibiiti al difficile lavoro del ritaglio delle carte con una macchina, fatta costruire appositamnete a Torino, sotto la sua sapiente direzione. Con questa innovazione il lavoro del ritaglio delle carte divenne più semplice, più rapido, più perfetto. Il lavoro di una sola persona bastava a pprodurre quanto, col vecchio sistema delle forbici, importava la fatica di venti operai!
Iil successo di questo primo passo, nell'animo tumultuente del giovane prodigioso, il quale sentiva in sè potenti forze che cercavano la via di prorompere e manifestarsi, suscitò ancor più l'ansia spasmodica di costruire il grande stabilimento, rumoreggiante di macchine, tumultuante di schiere di operai, capace di portare questa industria delle carte ai più alti fastigi in Italia e fuori. Impiantò, nel 1880, per raggiungere questi intenti, un grande stabilimento della superfice di mq. 3000, in via Cavour N. 196 a 204 e via Zuppetta, coi frutti del proprio lavoro, triplicò il personale che già aveva e , pur affrontando le prime vittoriose battaglie seguendo ancora i vecchi sistemi di lavorazione a mano - migliorati con le modifiche già accennate - si diede a tutt'uomo, ora, a sostituire totalmente la "fabbricazione a mano" con la "fabbricazione a macchina".
In un primo tempo innovò il sistema di lucidare le carte, applicando la forza motrice alla "Calandra" - che fino ad allora agiva per forza animale - Con questa "satinatrice costruita dallo stesso Murari, - che all'occasione si trasformava in meccanico, in ingeniere, in incisore e così via - si ottenne una maggiore perfezione nella cilindratura delle carte. Era però, necessario modificare la parte sostanziale del lavoro e cioè "la stampa" delle carte che, fatta ancora a mano coi sistemi già conosciuti, non soltanto non dava risultati soddisfacenti nella precisione del disegno, ma ancora era un ostacolo per lo sviluppo dell'industria, in quanto richiedeva un'abilità non comune e , quindi, un gran numero di espertissimi operai, i quali, purtroppo, erano in numero ristretto, onde l'industria non poteva espandersi oltre certi limiti. In questo secondo momento egli si dedicò interamente alla risoluzione di questo difficile e capitale problema.
Allo scopo di raggiungere l'intento si recò nel 1880 a parigi, presso l'officina "Marinoni" e, ivi, sotto la sua direzione, fece modificare una macchina tipografica sì da poterla adattare alla stampa delle carte. La prova riuscì pienamente e i vantaggi di questo nuovo sistema si fecero subito sentire poichè si ebbero come risultato: precisione di disegno ed economia di lavoro incalcolabile. Le macchine si moltiplicarono anno per anno per il crescente lavoroe la fabbrica potè presto dare la media di un milione di mazzi all'anno.

Ancora, però, non era pago il Murari dei grandi progressi ottenuti e dello sviluppo della sua industria: egli perseguiva con tenace volontà il sogno accarezzato fin da giovinetto di creare delle carte perfette, non solo per i disegni, per la satinatura, per il taglio, ma ancora per la resistenza. Coi vecchi sistemi bisognava impiegare tanto e così difficile lavore per rendere "resistenti" le carte, che, per quanto accuratamente fatturate, non duravano a lungo.
Si recò - pertanto - nel 1885 a Fabriano, presso la cartiera di Pietro Miliani ove fece fabbricare, sotto la sua direzione, una qualità di cartoncino che rispose  perfettamente allo scopo, assommando in sè il pregio della resistenza e della semplificazione del lavoro. Fino al 1888 quella cartiera fabbricò i detti cartoncini per lo stabilimento Murari senza interruzione. In seguito, egli si rivolse alla fabbrica di Pietro Miliani, - cugino del primo - a Piòraco in provincia di Macerata.
Il sogno era divenuto realtà! Lo sviluppo dell'industria Murari in seguito a così geniali riforme aveva acquistato proporzioni così vaste, che lo stabilimento di via Cavour non era più sufficente alla bisogna. Era necessario ormai uno stabilimento vastissimo, rispondente ai bisogni sempre crescenti della industria e tale da permettergli di espandere i propri prodotti non soltanto in tutta l'Italia ma anche all'estero.
Il progetto per l'erezione di tale stabilimento nei suoi minimi dettagli, fu dallo stesso Murari portato a compimento e così nel 1900 venne posta in via Valenzano Vecchia la prima pietra del "nuovo stabilimento Murari" che si elevò tosto, sopra un suolo di 20 mila metri quadrati, con la sapiente direzione del suo ideatore, e nel 1905 fu in grado di mettere in moto le sue macchine e cominciare il lavoro. Le sezioni in cui lo stabilimento è diviso sono venti:
1. Stazione di arrivo dei vagoni di carta;2. Deposito carta bianca; 3. Deposito di materie prime per il laboratorio; 4. Macchine da stampare ;5.Macchine satinatrici; 6: Cesoie circolari ;7. Essiccatoi; 8. Incisori ; 9. Torchi litografici per il trasporto delle incisioni in legno e in metallo ;10. Deposito delle incisioni in legno e metallo ;11. Confezione mazzi di carte ; 12. Deposito delle carte confezionate pronte per la spedizione; 13. Confezione casse per le spedizioni ;14. Officina meccanica per la riparazione e costruzione delle macchine ;15. Mezzi di trasporto: tram per il trasporto del personale dalla città allo stabilimento e viceversa, carri per le merci, vetture per gli impiegati ;16. Scuderie ;17. Rimesse ;18. alloggio per il cassiere ;19. Amministrazione e ufficio cassa ;20. Locale per la custodia dei libri di Amministrazione, delle statistiche e documenti ordinati dal 1882 ad oggi. Le macchine sono andate moltiplicandosi fi a raggiungere il numero di cento e così anche il personale che assomma alla cifra di circa duecento, tra operai, capi-squadra, custodi, procuratori, capi-uffici, impiegati d'amministrazione, ecc.
La produzione, quasi prodigiosamente, si è levata a due milioni di mazzi di carte all'anno, fruttando allo Stato una entrata di ben quattro milioni per tasse da bollo. La potenzialità attuale dello stabilimento è di sei milioni di mazzi!
Dal 1905 a tutt'oggi la cartiera che fabbrica per tutto l'anno - sotto la direzione del Murari - i cartoncini per il nuovo stabilimento Murari è quella di proprietà di Ernesto Galvani - Ditta Andrea Galvani - ,sita a Cordenons in provincia di Udine, la produzione ammonta a circa trenta tonnellate al mese di cartoncini.

I "tipi" che fabbrica il Murari sono una settantina. Si era pensato di ridurli ad un solo tipo per tutta l'Italia. All'uopo era stata nel 1917 promossa un'azione fra i fabbricanti di carte da giuoco "per una intesa circa la riduzione ed unificazione dei vari tipi in commercio". Il Direttore Generale delle Privative, con nota 19 febbraio 1917 scriveva al Murari in relazione a ciò: "Non posso nasconderle che vedrei con molto piacere che alla azione in parola aderisse anche sua Spett. Ditta la quale, per la sua importanza e per la sua perfetta organizzazione, ha un posto così prominente nel commercio delle carte da giuoco. La riduzione e specializzazione dei tipi è certamente uno dei provvedimenti che più si impongono al nuovo Monopolio ed io non potrei mai abbastanza consigliarlo anche alla Signoria Vostra"
Ma, come aveva previsto il Murari, la proposta non potè effettuarsi perchè cozzava contro un ostacolo insormontabile: i giuocatori delle varie regioni non sanno rinunziare al tipo che per tradizione è adottato nei loro paesi. L'Italia divisa in tanti staterelli, aveva avuto uno o più tipi per ciascuno di essi, particolarmente perchè la vita commerciale di ognuno non si estendeva agli altri, e le fabbriche non diffondevano la propria produzione oltre i confini dello staterello in cui sorgevano. Così per ogni piccolo terrritorio, si localizzò un tipo particolare. Il Murari è riuscito abilmente a portare graduali e lievi modifiche ai disegni, per renderli esteticamente migliori, e avvicinarli ad un tipo comune ma non ha potuto, fin'oggi , trasformare in alcuna regione i disegni preesistenti. Nè è possibile fare più di quanto è riuscito a fare lui.
Ogni regione ha il suo tipo: digegno, misura, qualità e numero di carte per ogni mazzo. Non è possibile ridurre ad uno solo tutti i "tipi" delle varie regioni d'Italia, così come non è possibile cancellare i vari dialetti e adottare in tutti i paesi della nostra Patria "l'idioma gentile". Ma l'attività del Murari non si limita soltanto al raggiungimento dellea perfezione tecnica della fabbrica di carte, ma si estende ancora nella collaborazione preziosa con la "Direzione Generale delle Privative" per l'attuazione del nuovo Monopolio.
Il "Direttore Generale delle Tasse sugli affari" indicava al "Direttore Generale delle Privative" il Murari come un prezioso collaboratore per l'attuazione del nuovo monopolio e questi, infatti, veniva invitato - con nota del 25-11-1916 - a volersi recare a Roma per portavi tutto il tesoro della sua esperienza e del suo intelletto.
Gugliemo Murari, pur sapendo di andare incontro a disagi e spese non lievi, non indugiò un solo istante e corse alla Capitale ove dedicò con vero apostolato la sua opera nell'interesse dell'Amministrazione dello Stato. Opera multiforme, sagace, previgente, illuminata, feconda di grandi risultati, disinteressata nel solo intento di rendersi utile alla Patria unica e grande sua passione.
Le alte benemerenze di Guglielmo Murari sono state apprezzate e riconosciute dal superiore Governo che con decreto del 3 giugno 1895 gli conferiva la Croce di Cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia, più tardi con ddDecreto del 5 gennaio 1911 lo nominava Cavaliere nell'Ordine "Al Merito del Lavoro" e con Decreto del 20 settembre 1922 lo insigniva, i omaggio alle sue eccezionali virtù di mente e di cuore, della "Commenda  nell'Ordine della Corona d'Italia".
Nell'ora che volge, in cui, purtroppo, vediamo pullulare di uomini senza fede, senza onestà e senza disciplina nel campo delle industrie e del commercio, i quali non hanno altro ideale che una sfrenata bramosia di ricchezza, anche se questa degradi se stessa è la nostra Italia, Guglielmo Murari è una delle poche figure eccezionali che fanno onore alla Patria, per la religione del lavoro che lo ispira ea cui ha sacrificato affetti, pernsieri, tutta la sua generosa vita.

 
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