CUCCU’, GAMBIO, GNAV, GNAU, KILLEKORT - Tarocchi e carte da gioco, Tarot and Playing cards

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CUCCU', GAMBIO, GNAV, GNAU, KILLEKORT....

UNA STRANA PARENTELA ITALO-SCANDINAVA

Tratto da l'As de Treffle n° 10  traduzione di Vietti Andrea


Il presente e modesto studio è stato realizzato in due epoche differenti ed è composto da due parti. La prima risale ai miei primi confronti tra le versioni italiana e scandinava del gioco di cui essa è l'oggetto. La seconda trae essenzialmente la sua sostanza da quello che mi hanno insegnato, una volta di più, gli scritti di K. Frank Jensen. Piuttosto che tentare degli amalgami, mi è sembrato preferibile di presentarle di seguito una all'altra. Così il lettore potrà, come ho fatto io, progredire più facilmente nella conoscenza di un gioco sotto molto aspetti appassionante.

                                                                                         

 (1)

Avendo testé ricevuto, in un astuccio multicolore con un cavaliere assai somigliante agli "horse guards" britannici e la sola parola GNAV, un mazzo pubblicato in Norvegia da N.W. DRAMM & Sons ad Oslo, la mia prima reazione fu quella della delusione.
Le 21 carte, tutte in duplice esemplare, stampate in bianco e nero
e rappresentanti sia una figura sia una cifra, non erano molto belle. Le regole del gioco, redatte in norvegese, non mi insegnavano gran che. L'assenza di ogni seme od ogni indice m'indusse per prima cosa a concludere che si trattava senza dubbio di un gioco locale di società senza particolare interesse.
La mia opinione cambiò allorché stesi le carte dinanzi a me. Lo sdoppiamento delle carte, le illustrazioni della maggior parte di esse (glifo, gatto, matto, cavallo, ecc..), la doppia serie di carte numerali: con tutta evidenza, si trattava di una variante del gioco del "Cuccù", che ben conoscono gli appassionati di carte italiane che non esitano ad includerlo nella loro collezione .
Certo, la mia attenzione si era già soffermata sui tre giochi svedesi di "Gambio", appartenenti al "Museo de Naipes Heraclio Fournier" a Vitoria e repertoriate alle pagine 134 e 135 del suo catalogo. Nella notizia concernente il più vecchio dei tre, stampato verso il 1890 da A. Borman, a Stoccolma, è indicato che il gioco di "Gambio" svedese deriva dal "cuccù" italiano ma con quattro carte di più e che "i semi sono dei fiori di giglio ripetuti da 1 a 12"
Ma le tre carte che illustrano il catalogo - una sola per ogni gioco -, rappresentano dei soggetti (guerriero a cavallo, cinghiale, vaso di fiori ai piedi di una scala) assai lontani da quelli abitualmente riprodotti sulle carte di "cuccù" .
Nel  suo  libro " A History of Playing Cards and a Bibliography of Cards and Gaming" (New York, Dover Pubblications Inc. I966), Catherine Perry Hargrave riproduce (pagine 268 e 269) un maggior numero di carte del più vecchio dei tre giochi svedesi precitati, che ella
chiama "kille cards" o "cambio", così come di un gioco danese di
"gnau", sotto molti aspetti simile.
Si ritrovano, nel gioco svedese, oltre i fiori di giglio già menzionati, il guerriero a cavallo ("Cavall"), la casa (che qui è un magazzino, "Wardshus", mentre nel gioco di "cuccù" italiano questa
carta rappresenta una locanda) ed un cuccù che, in verità, non esiste nel mazzo italiano poiché, in quest'ultimo, la carta XV, chiamata "cucco", rappresenta in realtà un gufo.



Il cuccù svedese ed il gufo si ritrovano nel mazzo danese di "gnau"  (pagina 268), del quale le carte riprodotte non portano la didascalia (salvo la "maison" che indica il nome del fabbricante "S. Salomon & Co. Kobenhavn"). Le altre figure mostrano: il guerriero a cavallo che lo si può considerare come tipico dei giochi scandinavi, il cavallo, il gatto ed il matto in Arlecchino, così come tre carte numerali, in numeri romani.
Miss Hàrgrave, riferendosi al "cuccù" italiano del quale ella dice trattarsi di "a very early italian game", precisa, a proposito del gioco danese di "gnau", che il cavaliere sostituisce il "Bragon" italiano, che il gufo corrisponde al "Mascherone" e che l'Arlecchino corrisponde al "Matto".
Di questa affermazione non è data tuttavia alcuna prova, ciò non significa che essa sia inesatta. Non potrebbe, per esempio, una cattiva trascrizione, aver trasformato il "Bragon" italiano nel dragone e provocato un nuovo grafismo?
Comunque sia,  e per tornare al "GNAV" norvegese, la sua parentela con il "cuccù" italiano è evidente.

Innanzi tutto, il nome stesso del gioco è identico, solo per una lettera diverso, alla parola "GNAO" che figura sulla carta XII del mazzo di "cuccù" che rappresenta un gatto (in cui esso forse miagola), carta che la si ritrova nel gioco norvegese sotto il nome di "katten".




Altre carte sono simili nei due giochi:


 

CUCCU'

GNAV

Matto

Matto

Narren

Cavallo

XIII (Salta)

Est (En)

Vaso

Secchia meno nulla

Bomster Potten

Casa

XI (Fermatevi alquanto)

Hus (et)

Gufo

XV (Cucco)

Uglen

Zero

Nulla

0 (Kransen)



Al contrario, alcune carte del gioco di "cuccù"  (leone araldico, "Mascherone", carta XIIII raffigurante un ragazzo che ha un fiore o "Bragon") non ci sono nel mazzo di Gnav, ma noi abbiamo già letto quello che Miss Hargrave scrisse a proposito di molte di queste.
In compenso, il gioco norvegese comprende - come il gioco svedese di "Gambio" o "Cambio" e come il gioco danese di "Gnau" -, un soldato a cavallo armato di sciabola ("Dragonen") e, sotto il nome di "Gjorken", un cuccù che non esiste (o che non esiste più) nel gioco italiano di..."cuccù".
E'  da notare infine che, contrariamente al "cuccù" italiano ed al "gnau" danese, le carte numerali del "GNAV" norvegese hanno dei numeri arabi anziché romani.
Malgrado la differenza, tutto indica che lo "GNAV", lo "Gnau", il "Gambio" o "Cambio" ed il "Cuccù" derivano da una medesima origine.
Questo è assai strano, poiché si tratta di giochi radicati in due penisole così lontane, l'italiana e la scandinava, che non hanno altro legame storico tra loro che l'invasione della Calabria e della la Sicilia da parte dei Normanni, venuti d'altronde dalla Francia e condotti da Ruggero I Conte di Sicilia (Figlio ultimogenito di Tancredi di Altavilla), nell'XI e XII secolo.
Ci sono dei legami intermedi?
Miss Hargrave scrive ancora (pagine I5I-I52):
"Un vecchio gioco chiamato "Birds Play" nella regione del Reno e nella Svizzera, "Cucu" in Italia, e "Gnau", "Cambio", e "Kille" nei paesi nordici, Norvegia Svezia e Danimarca, dove questo è tuttora giocato, è composto da due serie di carte figurate di dieci carte ognuna, e due serie di carte numerate con numeri Romani di dodici carte ciascuna. Le carte figurate delle serie del XVIII secolo colorate a mano sono veramente divertenti come i tarocchi di animali dei nostri giorni".
Tutto questo non è completamente esatto. Lo "GNAV" norvegese non comprende che due volte otto carte figurate, mentre il mazzo odierno del "cuccù" comprende dieci carte numerate identiche adornate da un paesaggio, più cinque carte differenti, numerate da XI a XV (Casa, Gatto, Cavallo, "Bragon" e "Cucco").
Non si dimostra neppure l'esistenza di giochi simili in Svizzera o nella regione del Reno. Ed, in effetti, alla pagina 146 del suo libro, si trova la riproduzione di quattro carte di un "Bird's Play" tedesco, datato 1750 circa; tre di esse sono familiari: gatto ("miau" ), uccello ("Pfeiff", vale a dire pipa; ciò che è assai sorprendente) e cavallo ("Katt", come a dire gatto; ciò che non lo è da meno). La quarta carta, viceversa, è una strega che non è possibile ricollegare ad alcuna delle carte dei diversi giochi citati sino ad ora.
Sarebbe interessante poter spingere più lontano il confronto tra tutti questi giochi.
Alcuni lettori dell'As de Trèfle forse hanno la chiave di quello che mi sembra essere ancora un mistero..

(2)


Dopo aver scritto quanto precede, ancora non ho trovato "l'anello mancante". Ho tuttavia potuto spigolare qualche informazione supplementare che mi sembra utile annotare qui.
Alla pagina 36 del catalogo della vendita pubblica organizzata a Vienna il 2 Novembre 1977 dalla ditta "Wendt-Numismatica", è fatta menzione di due mazzi di cui io ricopio testualmente le avvertenze "512. "Hexelspiel". Alpenland. Variante des italien. "Cucu". Mitte 19. Jhdt.,  59 Bl., Kupferstich, Schab. Kol.,  87x56 mm.  24 Zahlenkarten:  "I-I2"  (je 4x),  "35 Bildkarten mit Beschriftung: Teller, Wurst, Glas, Werda (je 4x), "Pfeiff, Narr, Miau, Hex, Halt" (je 3x), "Auszalt", "Einkert" (je 2x). Auf Karte "Werda": k.K. Stempel (roter Adler "10", blaue Us. "15") und Firmenstempel EURCH, LINZ". Auf Karte "Pfeiff" "Zu finden bey Friedrich Eurich"."516. "Hexelspiel" mit gedr. Spielerklarung. Osterreich um 1925.
31 Bl. Steindruck, Schab. kol., 88x57 mm., 12 Zahlkarten, 19 Bildkarten mit Beschriftung: "Glas, Miau, Werda, Halt!, Hexl, Teller, Wurstel,  Narr"  (je 2x)  "Pfeiff, Auszalt, Einkert"  (je 1x). osterr. Steuerstempel (blauer Rep. - Adler "4", rote Us. "50 g").





Ecco qua una miniera di preziose informazioni, tanto più che il catalogo succitato contiene 5 illustrazioni del primo di questi giochi.
Con uno stile molto naif e comprendenti delle didascalie in caratteri gotici esse rappresentano il gatto ("Miau"), il cavaliere ("Halt"), il matto ("Narr") un uccello ("Pfeiff, che potrebbe essere una gioia), ma soprattutto la Strega ("Hex") che dà il proprio nome al gioco e che la si ritrova non soltanto nel "Bird's Play" di cui Miss Hargrave segnalava l'esistenza in Germania verso il 1750, ma anche in un mazzo austriaco del 1925, dunque pressoché contemporaneo .
E' ora facile, se non concludere, almeno trarre degli insegnamenti vantaggiosi.
E'  permesso, in effetti,  constatare, nel "campo germanico", non solo l'esistenza assai lontana, ma anche la persistenza fino ad un recente passato, di un gioco di transizione tra la versione italiana ben conosciuta e quelle scandinave che lo sono meno. Nei tre casi, si ritrova il gatto, l'uccello e, sotto forma variabile, il cavallo che sembrano costituire bene il tronco comune dei giochi che apparentano una stretta cuginanza.
Si rilevano in compenso, secondo le epoche e le regioni, delle differenze apprezzabili nelle tematiche di alcune carte figurate così come nel loro numero. Allorché, almeno nelle recenti varianti, le carte dei giochi italiani e scandinavi esistono al massimo in doppio, alcune carte dei mazzi tedeschi sono moltiplicate fino a quattro volte. Si tratta, in un caso o nell'altro,di semplificazione o di modifiche nel senso di una maggiore difficoltà di regole antichissime?
L'origine di questi giochi deve essere veramente ricercata nel "cucù" italiano? Senza che io possa portare delle prove, mi sembra allettante immaginare che questa origine possa essere dalla parte della "strega" germanica di cui bisognerebbe forse cercare l'antenato.
Il   "proto-gioco" che avrebbe successivamente sciamato verso il nord e verso il sud: il gatto ed il gufo non sono i compagni abituali questo genere di creatura?
Non mi inoltrerei nel rischioso cammino delle supposizioni e mi contenterei, per terminare, di dare un'occhiata sullo stato attuale di dispersione di questo gioco multiforme.
La sua popolarità in Italia è troppo conosciuta perché vi si insista.  In Scandinavia, la sua esistenza in Norvegia è all'origine da questo articolo che io senza dubbio non avrei mai scritto senza il mio incontro fortuito con un certo "GNAV". In Svezia ugualmente, la sua popolarità è rimasta vivace e la ditta Esselte Obergs A.B., a Eskilstuna, continua a pubblicare sotto il nome di "Killekort", un gioco che è facile procurarsi e che è molto vicino allo "GNAV" norvegese.





La versione svedese è rimasta fedele ai fiori di giglio sopra menzionati, ma curiosamente le carte figurate, che sono in numero di nove, non comprendono alcun gatto. Vi si trovano delle vignette originali, come un cinghiale ed un ussaro a piedi, in più del tradizionale cavaliere "proprio" ai giochi scandinavi.
Quanto alla Danimarca, sembra che il gioco del "Gnau" o di "GNAV"
(essendo entrambe le ortografie in uso) sia sopravvissuto fino 1920. Questo è almeno quello che ci spiega il colto collezionista danese K. Frank Jensen, al quale prendo in prestito una volta di più quello che segue, nel catalogo della mostra "Spil & Spadom"  che egli ha organizzato nel 1979 alla Danmarks Paedagogiske Biblutek de Copenhague, in compagnia di Astrid Pilegaard Larsen.
K. Frank Jensen ci fa sapere che il gioco di "Gnav"  (o: cuccù, kille, cambio, vogelspiel) è un gioco formato da carte speciali tra le quali il cuccù è la più alta ed il gufo la più bassa (sia detto per inciso: una tale regola non è certamente applicabile al gioco italiano perché i due uccelli si fondono in una sola carta). Benché non si sappia quando i giochi di "Gnav" apparvero in Danimarca essi non furono senza dubbio prodotti in questo paese prima del 1820. Il più antico mazzo di "Gnav" stampato in Danimarca sembra essere quello pubblicato quello stesso anno da Jacob Holmblad (1836-1837).  Uh altro mazzo fu l'opera di C.L. Keiblinger nel 1850.
Tuttavia, siccome dei giochi di questa natura erano conosciuti in Svezia dalla metà del XVIII secolo,  è probabile che essi fecero la loro comparsa in Danimarca verso la stessa epoca. Il fatto che questo gioco non utilizzasse delle carte tradizionali spiega senza alcun dubbio perché non cadde sotto il colpo dell'interdizione d'importazione delle carte da gioco, promulgata nel 1756.
Peraltro, lo "Gnav" non era sempre giocato con le carte, ma talvolta anche con gettoni rotondi sui quali erano incollate le insegne del gioco. Lo "Gnav", che era originariamente un gioco di denaro, diventò poi un gioco per ragazzi, praticato soprattutto durante feste di Natale. Come sopra detto, sparì dalla Danimarca verso il 1920. Questa scomparsa probabilmente non è definitiva.
In effetti, in occasione della mostra succitata, Astrid Pilegaard Larsen ha disegnato e stampato un nuovo mazzo di "Gnav" che mi permette di concludere questo articolo voltandomi verso l'avvenire piuttosto che verso il passato. Disegnato in maniera squisita, esso riprende i temi classici dei giochi del Nord che tutti s'iscrivono sotto l'arco formato dai rami di due alberi,  ed alla cui sommità canta un cuccù.


Robert Thissen








 
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